Al Teatro alla Scala, Yoncheva, Eyvazov, Kaufmann, Maestri e Enkhbat nell’opera di Giordano diretta da Marco Armiliato. Regia Mario Martone, scene Margherita Palli.

Sul palcoscenico del Teatro alla Scala le luci tornano ad accendersi, dal 3 al 27 maggio 2023, sull’allestimento di Andrea Chénier di Umberto Giordano firmato da Mario Martone, insieme a Margherita Palli per le scene e a Ursula Patzak per i costumi, per l’inaugurazione della Stagione 2017/18. La direzione è affidata a Marco Armiliato.

Andrea Chénier, che ha visto la sua prima assoluta proprio alla Scala nel 1896, torna quest’anno con un cast d’eccezione. Sonya Yoncheva – già protagonista nella scorsa Stagione di Fedora sempre sotto la regia di Martone – veste i panni di Maddalena di Coigny; Andrea Chénier è Yusif Eyvazov e in due recite Jonas Kaufmann (24, 27 mag.); Carlo Gérard è interpretato da Ambrogio Maestri e da Amartuvshin Enkhbat (21, 24, 27 mag.).

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il ridotto delle Gallerie, si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Elisabetta Fava.

ANDREA CHÉNIER
La prima rappresentazione assoluta di Andrea Chénier, quarta opera del ventinovenne Umberto Giordano, avviene alla Scala il 28 marzo 1896 per la direzione di Rodolfo Ferrari, ed è un grande successo con immediati echi anche all’estero: appena un anno dopo la prima, il 5 febbraio 1897, è rappresentato in lingua tedesca per otto serate allo Stadttheater di Amburgo, direttore Gustav Mahler. Mahler rimase impressionato dal lavoro, che definì “una delle nuove opere di maggior effetto”, e tentò di farlo rappresentare a Vienna una volta divenuto direttore della Hofoper, scontrandosi con difficoltà economiche e organizzative che lo indussero a programmare invece Fedora. D’altra parte, erano stati gli stessi esperti dell’Editore Sonzogno a giudicare in un primo momento il lavoro “irrappresentabile”.

Per l’opera della consacrazione scaligera Giordano aveva collaborato con Luigi Illica, il librettista di Puccini che conosceva gli ardori libertari per aver fatto parte in gioventù di una brigata garibaldina, creando un capolavoro di efficacia drammatica e slancio musicale. Per restare a contatto con il suo librettista, Giordano si cercò un alloggio nell’edificio in cui abitava, in via Bramante 39, e dovette accontentarsi di dormire in un deposito di lapidi e monumenti funerari. Il risultato di tante fatiche fu il melodramma eroico per eccellenza, spesso in verità spinto in palcoscenico verso atletismi vocali che finirono per alimentare gli immancabili equivoci in sede critica. Riccardo Chailly ricorda una conversazione in cui l’anziana Maria Caniglia, protagonista della storica incisione con Gigli, gli sottolineava al contrario alcune eredità belcantistiche della partitura.

Riccardo Chailly, che ha inciso Andrea Chénier per Decca nel 1982 con Luciano Pavarotti, Montserrat Caballé e Leo Nucci, ha diretto la produzione del 1982/83 e quella del 1985 prima di inaugurare la Stagione 2017/18 con questo allestimento.

MARIO MARTONE
Regista cinematografico e teatrale, Mario Martone ha avuto un rapporto felice con la Scala e anche con il verismo. Il debutto scaligero avviene nel 2011 con l’accoppiata verista per eccellenza, Pagliacci e Cavalleria rusticana con la direzione di Daniel Harding: uno spettacolo fortunato ripreso più volte negli anni successivi. Seguono due titoli verdiani: Luisa Miller diretta da Gianandrea Noseda nel 2012 e Oberto conte di San Bonifacio diretta da Riccardo Frizza nel 2013.

Nel 2016 Martone incontra Margherita Palli per La cena delle beffe di Giordano: ne nasce un allestimento originale ed efficacissimo che sposta la vicenda a Little Italy rispettandone però gli snodi drammaturgici. Ma l’interesse della presenza di un regista come Martone per Andrea Chénier non risiede unicamente nelle sue prove nel teatro musicale: la riflessione su speranze e disillusioni, generosità e tradimenti della rivoluzione attraversa l’affresco cinematografico Noi credevamo (2010, vincitore del David di Donatello) che racconta l’ardore mazziniano di un gruppo di ragazzi del Cilento dagli anni ‘20 dell’’800 fino all’Unità, ma anche la recente regia teatrale de La morte di Danton di Büchner (Teatro Stabile di Torino, 2016 – poi in tournée nei principali teatri italiani). E i temi strettamente interconnessi della gioventù e della rivoluzione tornano anche nel film Capri-Batterie, ambientato nei circoli intellettuali comunisti che animavano l’isola negli anni della Grande Guerra.

Il regista è stato molto presente nelle ultime stagioni scaligere presentando lavori molto graditi a pubblico e critica quali Rigoletto e Fedora, entrambi presentati nella Stagione 2021/2022.

Andrea Chénier va in scena con un solo intervallo e cambi scena a vista che permetteranno di passare dal primo al secondo e dal terzo al quarto quadro senza interruzione. Le scene di Margherita Palli racconteranno la trasformazione politica attraverso il passaggio da un fastoso Luigi XV a strutture architettoniche spoglie ed essenziali non prive di un riferimento a Boullée e Ledoux e all’utopismo neoclassico della fine del XVIII secolo.

MARGHERITA PALLI
Margherita Palli è un punto di riferimento per la scenografia italiana. Il suo nome è inizialmente legato a quello di Luca Ronconi, con cui ha firmato alla Scala Donnerstag aus Licht (1981), Samstag aus Licht (1984), Oberon (1989), Lodoïska (1991), La damnation de Faust (1995), Tosca (1997), Ariadne auf Naxos (2000), Il trittico (2008), L’affare Makropoulos (2009). È al suo secondo 7 dicembre dopo La vestale, regiadi Liliana Cavani, mentre con Mario Martone ha lavorato per La cena delle beffe nel 2015, Rigoletto e Fedora nel 2022 e Romeo e Giulietta nel 2023. Alla Scala ha realizzato anche la mostra su Luca Ronconiall’Ansaldo nel 2015 e la mostra su Maria Callas.

C.S.
Ufficio Stampa, 14 aprile 2023
Immagine: ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

ANDREA CHÉNIER
3 – 27 maggio 2023

www.teatroallascala.org